Piero De Tommaso - Gabriella Capodiferro

Vai ai contenuti

Menu principale:

Note critiche


1974 - Aleardo Rubini, Pescara


Questi ultimi dipinti di Gabriella Capodiferro, pur risolvendosi negli esiti finali in rinnovate formulazioni spaziali, devono la loro origine espressiva agli antichi moduli visivi che sono stati da sempre alla base delle sue esperienze; moduli da ricollegare, in un modo o nell'altro, agli anni della formazione veneziana. Un quadro della Capodiferro non potrebbe essere, inevitabilmente, se non uno scintillante arabesco; arabesco tonale, beninteso, dove adesso le partiture coloristiche sembrano prendere nuovo corpo e sostanza attraverso un'elaborazione che tiene conto appunto delle possibilità di ridurre il dato materico a impronta più naturalistica e costante, solcata nel suo insieme da qualche tocco d'incisività lineare che meglio ne asseconda e svolge la forma.


1976 - Piero De Tommaso,  Pescara

La parte del cammino da Gabriella Capodiferro compiuto fin qui, noi la vediamo incentrarsi in alcune tappe, delle quali alla prima — passo decisivo fuori dalla sua «preistoria» — corrispondono, a mo' di emblemi, Incomunicabilità e Amanti, esposti entrambi a Roma nel '72. Anche gli amanti sono sotto il segno della incomunicabilità, ma solo in parte: infatti già qualcosa sommuove la composizione, accenna a imprimerle una tensione in cui sembra tradursi l'ansia di un superamento. Il tema della coppia, costante e centrale nelle successive sperimentazioni, comunque è già posto. Già il nuovo messaggio è in via di enucleazione, per poi dispiegarsi e consistere sempre più nella fiducia che la coppia verifichi un momento saliente dell'auspicato processo di acquisizine dell'essenza umana attraverso il recupero della base naturale di là dalla «coscienza »
La coppia, l'amore, come reintegrazione di un'umanità libera da condizionamenti sociali; come elemento fondante di un'etica rinnovata. Nessun tratto questo messaggio ha in comune con la «rivoluzione sessuale» mediante cui, strumentalizzando le teorie freudiane, la pubblicità razionalizza, cioè sottomette alla logica del consumismo, il rapporto tra i due sessi.
Va da sé che la Capodiferro non potrebbe non vivere drammaticamente la sua fiducia nella spinta liberatrice del rapporto amoroso; pertanto — e torniamo a quello che è stato il suo itinerario finora — persuasa dell'effetto trasformativo dei procedimenti artistici sui materiali ideologici, ripropone il teme della coppia nel passaggio da un prevalente impegno figurativo a una fase in cui l'interesse per la forma cede luogo quasi totalmente alla ricerca dell'essenzialità del colore, quindi alla fase — documentata dalla presente ,mostra — che la vede tornare alla forma, ma con maggiore libertà pittorica, ed evidenziare la pienezza volumetrica del suo stile con l'associarle una colorazione dagli accordi intensamente accentuati.
L'opera di ogni artista va guardata dal punto di vista che le si addice: l'opera della Capodiferro attinge la sua ragion d'essere dal travaglio sperimentale rivolto a inverare il referente ideologico nell'aspetto epistemico-costruttivo del fare artistico.


 
Torna ai contenuti | Torna al menu