Giuseppe Rosato - Gabriella Capodiferro

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Note critiche




1971 - Giuseppe Rosato,  Pescara

È la vecchia storia, questa, del connubio tra l' arte pittorica e l' arte poetica: una identificazione ritenuta plausibile e variamente tentata, eppure a mio parere destinata a rimanere sempre aleatoria, per il fatto che - oggi soprattutto -l'arte si mostra strettamente legata ad una sua precisa struttura inventiva ed espressiva, donde (anche un sentimento diventa arte se l' accompagnano precisi fattori tecnici, siano essi linguistici o grafici, che fanno la connotazione individuale (e irripetibile) di ogni singola opera d' arte. In altri termini, mi pare esautorato il vecchio canone del sentimento che si fà forma artistica quale che sia, purché si tratti appunto di un sentimento . . . sinceramente "sentito, donde si possa giungere ad una unicità di comunicazione emotiva, indipendentemente dal mezzo adottato dal comunicante. Direi tuttavia, più semplicemente, che può accadere di sentirsi comunicare la medesima emozione (il medesimo messaggio) guardando opere prodotte su differenti strumenti espressivi; ma che la facoltà di recepire quell'unico dato emozionale debba oggettivarsi, per regola, a tutti i fruitori, mi pare del tutto improbabile. Insisto a dire che può capitare; ma se non capita é addirittura meglio, purché significherà che l’uno e l’altro degli artisti (il pittore, mettiamo, e il poeta) abbiano conservato in toto la propria personalità, con quel tanto di ermetico che dovrebbe essere in ogni forma d' arte, anziché farsi soltanto interpreti (illustratori) di un sentimento unitario ma, appunto perciò, evidentemente generico. Bella maniera di presentare una mostra che vorrebbe sancire il famoso connubio pittura - poesia, mi si dirà. In realtà, pur scettico sul risultato, accetto il tentativo; soprattutto ammiro il sentimento reale dell’amicizia, dal quale nasce questa rassegna - come dire? - binaria. In cui poi la Capodiferro si mostra sulla strada buona verso la risoluzione del suo problema particolare, quello cioè di conseguire la completa autonomia del colore dal disegno (e il disegno si sa che é stato il suo primo amore, sicché distaccarsene le ha comportato oltre a problemi tecnici problemi ancora sentimentali); e Liliana si mostra a sua volta attenta ad un impegno diverso, che le va evitando il boomerang delle assunzioni strettamente soggettive, in vista di implicazioni più ampie.






 
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